12 mar 2021

C'era una volta in America CUseeMe: TINA LA PORTA

Inizia con questo post l'esplorazione da parte di FAMILY GAMES  sulla comunicazione a distanza, che, alla fine degli anni '90 in America iniziava a diventare un tema di indagine per gli artisti. Tina La Porta è considerata una pioniera in questo campo. È una artista- attivista americana che lavora esplorando l’impatto di Internet sull’espressione dell’identità, soprattutto femminile, indagando sulle vite e sulla percezione sé stessi nella l’era tecnologica.

Future body, 1999

Nel 1999 crea Future body, un corpo femminile replicabile all'infinito, un corpo reale che sparisce, per essere  sostituito da linee immateriali e il cui codice, riferito alla struttura lineare del  DNA, è generato da un software. 

Sempre nel 1999 le viene commissionato il progetto DISTANCE che viene ospitato sulla piattaforma Turbulence.org. 
Distance.portal   (si consiglia di seguire tutta la sequenza delle immagini, fino alla fine). 
Si tratta di un portale che raccoglie diversi lavori che si concentrano sull’impatto culturale che la tecnologia ha sull’identità e sulle relazioni sociali. Il progetto è iniziato nel 1999 e concluso nel 2001.
In quel periodo, in cui non c'era ancora Skype né altre app di questo genere, l'artista ha utilizzato la piattaforma CUseeMe (applicazione molto famosa in USA in quel periodo, che includeva immagini e chat di testo in real time), in cui ci si parlava a distanza attraverso lo schermo del computer, come se si fosse trattato un palcoscenico per le relazioni umane. 
Mentre fotografava i video e le finestre delle chat online che apparivano sullo schermo del suo computer, lei stessa si percepiva come una voyeuse, sedotta dalle interazioni in real-time tra osservatori e partecipanti, che si comportavano sullo schermo come se le loro immagini fossero state reali incarnazioni dei loro corpi. 
Cosa era il suo desiderio di connettersi? Desiderio di spiare queste relazioni? 
eye to ear remix, 2000
eye to the ear remix,  
2000 
https://noemata.net/wpg/tina/
Questi lavori includevano immagini di corpi e testi (presi da CUseeMe) con suoni ripresi da interviste face to face fatte ad artisti e a studenti che lavoravano con le nuove tecnologie. Comprendevano anche alcuni questionari, con domande del tipo “cosa significa per te la distanza?”  oppure “Secondo te la tecnologia ci rende più vicini o più lontani?” 
Scriveva l’artista nel 2001: LO SCHERMO É UN MEDIUM, UNO STRUMENTO PER L’ARTISTA "These works have the "combined effect of functioning like an extended on-line conversation taking place in both real and delayed time, amongst geographically dispersed participants mediated by the surface of their computer screens." E aggiunge Popper “l’interfaccia permette all’osservatore di cliccare su un’immagine, mentre la finestra e la chat si caricano nel browser".
Remote_corp@REALities, 2001
Remote_corp@REALities
Voyeur_web_ 2001
voyeur_web, 2001
Creato a luglio del 2001 per il Whitney Museum, per tutto il il mese di luglio rimase  linkato con  diverse webcam  live. 
Dichiarazione dell’artista (dal suo sito) : " Esploro la liveness attraverso il medium di internet. Uso le immagini in pianta della casa come struttura per l'interfaccia di navigazione, e forse, cosa più importante, come un modo per richiamare l’attenzione sull’interazione tra sfera pubblica e privata, che sembrano  diventare sempre meno separate da una linea chiara di demarcazione. La casa rappresenta uno spazio privato e il web uno spazio pubblico, in cui le webcam diventano finestre che invitano a guardare, dare uno sguardo sulla quotidianità degli abitanti di questi spazi. La distanza tra l’osservatore e l’osservato viene quasi cancellata, e coloro che sono osservati “preparano adeguatamente" il set della loro esibizione – essere visti è esistere." ( trad. M.C.R.)  
La pianta guida lo sguardo del voyeur, che non si preoccupa se la camera esista davvero (...) .  Cliccando su una stanza si apre sullo schermo una nuova finestra che mostra un fermo immagine che proviene da una webcam. Mano a mano l'immagine cambia e fa vedere nel desktop un corpo di sfuggita che vive nel proprio  spazio intimo. Visioni successive mostrano diversi personaggi, senza un unico protagonista e  senza pause della web. E questo stesso lavoro ha un suo aspetto biologico, ha un suo corpo. Cambia e vive ogni momento, ma morirebbe di certo se le videocamere si spegnessero” Tina LaPorta, marzo 2002 ( trad. MCR) 
 
partecipa con un suo lavoro a questo insieme di progetti: 
Why is the use of the videoconference so exhausting? di Annie Abrahams e Daniel Pinheiro, 
Vortex Decameron, di Maurizio Carrasco e  Daniel Zea, 
Internet Art at the Turn of the Millenium, di Tina LaPorta
La Maldición de la Corona: Revisiting videoconference as a system to foster group creativity, di Alicia De Manuel, David Casacuberta, Pep Gatell, 
Freezing Elements of Research, di  Melissandre Varin.

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